Augusto Rinaldi Ceroni
una vita per le piante officinali
(a cura di beppe Sangiorgi)
Casola Valsenio. E' scomparso lo scorso dicembre
il professor Augusto Rinaldi Ceroni, preside ed educatore, pioniere della erboristeria
italiana ed animatore di molte iniziative turistiche e culturali che hanno dato
lustro a Casola Valsenio, paese dove era nato nel 1913 e che non ha mai abbandonato.
L'attività con la quale si era conquistato una fama nazionale era nel campo
dell' erboristeria, alla quale iniziò ad applicarsi nella seconda metà degli
anni Trenta, dopo il conseguimento della laurea in agraria presso l'Università
di Bologna. Era quello un periodo favorevole per la erboristeria, grazie alla
politica di regime che con l'obiettivo di valorizzare il prodotto nazionale
favoriva la raccolta e la commercializzazione delle parti più importanti (foglie,
fiori e bacche) delle piante officinali cioè di quelle erbe spontanee che nelle
officine medievali (botteghe e conventi) venivano lavorate per essere utilizzate
nelle cure delle malattie, nella preparazione dei liquori o per aromatizzare
le vivande.
Negli anni '30 uno dei più importanti centri di raccolta di prodotti spontanei
per l'erboristeria si trovava a Casola Valsenio dove nei magazzini di Ferdinando
Masini confluivano erbe, fiori e bacche da tutta la vallata del Senio e da quella
del Lamone. Era tale la quantità conferita che la essiccazione avveniva su grandi
teli dispiegati in Piazza dei Ceronesi così che dalla tarda primavera alla piena
estate il paese profumava di ginepro, di fiori di tiglio e di camomilla.
In questo ambiente fu quasi naturale per Augusto Rinaldi Ceroni affiancare ad
un corso professionale di tipo agrario, del quale era responsabile nel 1938,
un piccolo giardino officinale con 36 campioni di seme.
Nelle pur ridotte potenzialità del piccolo impianto, egli intravedeva possibilità
di soluzione o quanto meno di tamponamento di un problema che sul finire degli
anni Trenta cominciò a manifestarsi in tutta la sua gravità: lo spopolamento
dell'Appennino romagnolo.
Nel dopoguerra, di fronte ad un sempre più diffuso abbandono dei terreni montani,
si accentuò l'impegno del professor Rinaldi Ceroni per salvaguardare in qualche
modo l'economia dell' Appennino. Fu capo missione per la discussione del problema
presso i Ministeri competenti e relatore ai convegni per l'Agricoltura e perla
Montagna tra il 1947 e il 1956. Nel 1949 fu tra coloro che ripristinarono la
Festa degli Alberi, come riconobbe il ministro Fanfani. Su suggerimento degli
alunni e degli insegnanti di Casola Valsenio -dichiarò- feci riprendere la Festa
degli Alberi dai cantieri di rimboschimento alunni ed insegnanti erano quelli
della scuola di Rinaldi Ceroni che nel 1953 era diventata Scuola di Avviamento
Professionale di tipo Agrario e poi, con la riforma del 1963, scuola media inferiore,sempre
con il "Professore", così lo chiamavano tutti, come preside. In qualità di capo
di istituto gli fu facile affiancare ad ogni tipo di scuola un giardino officinale
nel quale vedeva sia un campo perla didattica, sia la possibilità di un vantaggioso
riutilizzo dei terreni marginali collinari, anche se in quel periodo economia
e mercato nazionale battevano altre strade. Nel dopoguerra l'Italia aveva infatti
abbracciato la filosofia della civiltà occidentale, che puntava tutto sulla
tecnica e sulla chimica, abbandonando l'interesse per quanto la natura poteva
offrire attraverso le piante officinali per la cura della malattie, per la aromatizzazione
dei cibi e per la produzione cosmetica. Rinaldi Ceroni continuò la sua battaglia
solitaria per la salvaguardia e la valorizzazione delle piante officinali pubblicando
Flora salutare -piante officinali (1956), La lavanda e il lavandino (1966) e
Lo zafferano (1969).
Nel frattempo continuava la ricerca e la sperimentazione
sfruttando tutte le possibilità offerte anche dal caso. Alla fine degli anni
Cinquanta -amava ricordare il Professore - insieme a Serafino Ferruzzi, del
quale ero amico, osservavo lo scarico di una partita di soia nel porto di Ravenna.
Ad un tratto questi raccolse una manciata di semi e meli infilò in tasca raccomandandomi
di metterli a dimora nel giardino botanico, così che mi sarei ricordato di lui.
Da quei semi, venuti chissà da dove, nacque una varietà di soia con caratteristiche
assolutamente nuove rispetto alle piante già in coltivazione in Italia ed allora
fu naturale chiamarla Soia Ferruzzi".
La sperimentazione seguiva anche basi rigorosamente scientifiche, soprattutto
nel campo della lavanda, tanto che Augusto Rinaldi Ceroni riuscì a selezionare
un ibrido di questa specie particolarmente adatto alla coltivazione in terreni
appenninici chiamato R.C., cioè Rinaldi Ceroni.
Tra gli anni '50 e '60 impiantò anche alcuni lavandeti nella media Valle del
Senio dove furono sperimentate nuove tecniche colturali ed una specifica meccanizzazione
perla coltivazione estensiva delle piante officinali. Una iniziativa che ebbe
buon successo per quanto riguarda la ricerca, ma non trovò sbocchi commerciali
dovendo fare i conti con un mercato, una mentalità e modi di vita che continuavano
a rifiutare ciò che richiamava il passato contadino e con quello l'immagine
di una Italia povera e pertanto da dimenticare e da non richiamare in vita.
Questo fino ai primi anni Settanta, quando la crisi energetica fece crollare
molti miti e molte illusioni sulle possibilità della tecnica e della chimica,
riportando l'interesse verso i prodotti naturali. L'Italia, come altri paesi
occidentali, si trovò impreparata di fronte alla ripresa di richiesta di prodotti
erboristici, tanto da essere costretta poi ad importarne per circa l'80 per
cento del fabbisogno da quei paesi, soprattutto dell'Europa dell'Est, che nel
frattempo avevano continuato la coltivazione e la produzione delle piante officinali.
Per Rinaldi Ceroni fu quello il momento della rivincita su un paio di decenni
di oblio e di scarsa considerazione. Le sue ricerche, le sperimentazioni, il
suo orto botanico rappresentavano altrettanti punti fissi dai quali poteva ripartire
la erboristeria italiana. Sull'onda di una rinnovata fiducia nelle proprietà
e nelle prospettive economiche delle piante officinali l'Azienda Regionale delle
Foreste incaricò il professore casolano di realizzare un Giardino officinale
nei pressi di Casola Valsenio nel quale trasportare anche le piante del campo
annesso alla Scuola Media.
II Giardino fu inaugurato nel 1975 e si affermò subito come uno dei più importanti
d'Italia dal punto di vista didattico, culturale e scientifico. Un Giardino
oggi gestito dalla Società d'Area dellAppennino faentino, dove vengono coltivate
circa 400 specie di piante, allineate in filari su gradoni che coprono quasi
4 ettari e che comprendono anche serre, laboratori, esposizioni, e biblioteca.
Nei suoi 25 anni di vita il Giardino ha subito notevoli trasformazioni ma è
rimasto intatto lo spirito con quale Rinaldi Ceroni lo concepì. E' un Giardino
-sosteneva- che deve testimoniare la fiducia dell'uomo nei poteri delle erbe,
che non fanno miracoli, ma hanno il pregio di rendere migliore la vita dell'uomo
contribuendo ad eliminare i malanni più lievi, a mantenere un aspetto gradevole
e ad arricchire la sua cucina.
II Giardino è un libro aperto della natura, capace di colpire sia lo studioso
che il semplice visitatore, grazie ad uno scenario di grande effetto e suggestione
perle macchie di colore delle fioriture delle lavande, delle salvie, delle camomille
e delle altre piante che si susseguono via via dall'inizio della primavera alla
tarda estate. E, sull'onda del successo dell'impianto di Casola, il professor
Ceroni ebbe l'incarico di progettare o di collaborare alla realizzazione di
altri giardini di piante officinali in diverse zone d' Italia: da Verona a Monte
Ombraro, da Saludecio a Bassano del Grappa.
Ai successi sul campo si accompagnarono anche riconoscimenti importanti, come
il titolo di "Pioniere della erboristeria italiana" e, nel 1978, quello di Grande
Ufficiale della Repubblica. Anche il Comune di Casola Valsenio, nel 1985, volle
conferirgli una medaglia d'oro per tutta la sua attività ed in particolare per
la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico e naturale della
Valle del Senio. Fu lui, infatti, a volere e ad organizzare nel 1973 una "Giornata
di Studi sulla Rocca di Monte Battaglia" della quale restava in piedi la torre
che minacciava di crollare da un momento all'altro. Si trattò di un grido di
allarme che attirò l'attenzione degli enti pubblici e degli istituti culturali
su questo importante sito medievale che rischiava di scomparire. Sulla spinta
della iniziativa del "professore", il sito fu poi acquisito dal Comune di Casola
Valsenio, che, dopo una campagna di scavi archeologici, intraprese una imponente
opera di restauro facendone una meta turistica tra le più frequentate dell'Appennino
da italiani e stranieri tra Imola e Faenza.
Numerose sono state anche le iniziative e le manifestazioni in campo turistico
nate dalle idee di Rinaldi Ceroni, il cui spirito era aperto anche alle iniziative
nelle quali l'aspetto scientifico cedeva il passo a quello più popolare, se
l'obiettivo finale era comunque di alto livello. Basti ricordare che, per avvicinare
anche il profano al Giardino Officinale, nel primo impianto aveva previsto alcune
oasi con le piante dell'oroscopo o quelle dell'amore e così via.
Tra le iniziative turistiche di maggior successo nel quale è stato determinante
si deve ricordare il mercatino delle erbe officinali e dei prodotti della erboristeria
che si svolge tutti i venerdì sera di luglio ed agosto nel centro storico di
Casola Valsenio. Una manifestazione che incontrò un immediato successo grazie
anche alle iniziative collaterali, molte delle quali nascevano dalla vulcanica
attività del Professore: proiezioni, conversazioni, conferenze e dimostrazioni
pratiche sulle varie utilizzazioni delle piante officinali. Ed insieme al mercatino
Augusto Rinaldi Ceroni creò l'Accademia della Tavola Verde per incentivare l'uso
delle erbe aromatiche in cucina. Una intuizione che ha favorito l'affermarsi
nella Valle del Senio di una nuova cucina gradevole e salutare, che viene proposta
da tutti i ristoranti ed agriturismi, con importanti riflessi da punto di vista
turistico ed economico.
L'uso delle erbe aromatiche in cucina, amava sottolineare il Professore, costituisce
un passo importante per riavvicinare l'uomo al mondo genuino e spontaneo della
natura e per rimettersi in sintonia con il passo delle stagioni.
Dobbiamo riabituarci a considerare erbe come il tarassaco, la rucola, la pimpinella,
I'estragone, il timo, la santoreggia, la maggiorana o la borragine come ingredienti
abituali della nostra alimentazione, senza per questo rinunciare ai pasti abituali.
Riportare il livello nutritivo il più possibile vicino a quello naturale non
può che fare bene, senza contare il piacere di sperimentare nuovi sapori variando
menù spesso di desolante monotonia.
Ed ancora non si può dimenticare la realizzazione della "Strada della Lavanda":
Rinaldi Ceroni convinse Provincia e Comune a ornare la strada provinciale che
taglia la valle del Senio, all'altezza di Casola, con aiuole e piccoli filari
di lavande di vario colore. La strada si è così trasformata in un percorso panoramico
di grande suggestione e bellezza che, insieme al Giardino Officinale, al mercatino,
all'uso delle erbe aromatiche in cucina e alla diffusa cultura sulle erbe officinali,
ha fatto della Valle del Senio un piccola Provenza italiana: la più bella eredità
che ci lasciato Augusto Rinaldi Ceroni al cui nome è già stato deciso di intitolare
il Giardino delle Piante Officinali.
